In questa condizione disarmata di attesa e speranza...

  • 28/03/2020
In questa condizione disarmata di attesa e speranza...

Cari amici e amiche

è da molto tempo che non uso la newsletter del mio sito personale per comunicare con voi. Dall’ultima volta – era novembre 2017 - sono mutate tante cose, che nel bene e nel male hanno cambiato la mia e, immagino, la vostra vita.

Ho deciso oggi di ricominciare a scrivervi, in questo momento drammatico di paura, incertezza, solitudine e disorientamento che ognuno di noi vive, "vincolati" in casa ad ascoltare i soffocanti bollettini di “guerra”. Perché quella che stiamo vivendo è una guerra impari contro un maledetto nemico invisibile e nefasto, che non risparmia nessuno e colpisce soprattutto le persone più deboli e indifese: i nostri nonni, le persone più anziane, i malati. Un nemico terribile che fa tanta più paura quanti più morti lascia quotidianamente sul “campo”. E di morti ce ne sono ormai tanti, troppi! Lontani e vicini ad ognuno di noi.

“Siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti.” Sono le parole pronunciate da Papa Francesco durante il momento di preghiera straordinario in tempo di epidemia sul sagrato di Piazza San Pietro. Una piazza vuota e scura, sulla quale sembra essere scesa veramente una tenebra che rabbuia il nostro cuore, nonostante le parole di fede e speranza dell’omelia di Papa Francesco.
 
Abbiamo paura tutti, per noi stessi e per i nostri cari. “I morti che non conosciamo sono solo un numero, sono anonimi, senza volto. Ma d’altro canto, quando guardiamo oggi coloro che ci sono vicini, i nostri cari, sentiamo quanto ogni persona sia un’intera cultura, infinita, la cui scomparsa allontanerebbe dal mondo qualcuno che sarà ora e sempre insostituibile.”
È quanto ha affermato in una riflessione recente lo scrittore David Grossman, aggiungendo che “per molti, l’epidemia potrebbe diventare l’evento fatale e formativo nel prosieguo della loro vita. Quando finalmente finirà e le persone usciranno dalle proprie case dopo una lunga chiusura, si potrebbero presentare possibilità nuove e sorprendenti: forse aver toccato le fondamenta dell’esistenza promuoverà tutto questo. Forse la tangibilità della morte e il miracolo di salvarsi da essa scuoteranno e risveglieranno donne e uomini. Molti perderanno i loro cari. Molti perderanno il lavoro, il proprio sostentamento, la propria dignità. Ma quando l’epidemia finirà, potrebbero esserci anche persone che non vorranno tornare alla propria vita precedente.”.

Io non so se quando tutto sarà finito si verificherà quello di cui ha scritto Grossman. Non so quando e come tutto questo finirà. Ma immagino, se vivremo nel tempo del “dopo”, che saremo tutti diversi, e credo migliori di come eravamo. Pervasi da uno spirito diverso e dalla consapevolezza che “siamo e non siamo”. Perché alcune cose le abbiamo imparate sulla nostra pelle, in questi giorni nuovi e sconosciuti, stando nelle nostre case, lontano dai nostri cari, dalle nostre vite…terrorizzati in questa condizione disarmata di attesa e speranza.

Luca