Rifugiati a S.Agata: ne possiamo parlare o dobbiamo tacere?

  • 15/11/2014

Rifugiati a S.Agata: ne possiamo parlare noi che non abbiamo interessi  o dobbiamo tacere e far finta di nulla?

Qualche giorno fa mi sono trovato per caso a passare davanti a due supermercati di Belvedere Marittimo, dove ho incontrato questi due ragazzi nella foto che facevano accattonaggio.
Non li conoscevo e mi sono fermato a parlare con loro facendo qualche domanda. Dopo avergli chiesto il loro nome - si chiamano R. e J. - ho chiesto la loro provenienza e mi hanno risposto entrambi che venivano da S.Agata, aggiungendo che raggiungono Belvedere in autobus e che chiedono “l’elemosina  perché hanno fame e mangiano poco”.
Avevo avuto più segnalazioni di ragazzi rifugiati presso la struttura Madonna della Selva, gestita dalla cooperativa Kairos, trovati a fare accattonaggio, ma non avevo mai avuto modo di verificarne la veridicità. Così come avevo avuto altre segnalazioni, anche da parte degli stessi rifugiati, in merito - secondo quanto da loro stessi detto -  “alla loro condizione e alla scarsità del vitto”. (Addirittura qualche settimana fa nell’ufficio della Polizia Locale si è presentato un rifugiato che chiedeva della “police” e, grazie al supporto di una mediatrice linguistica da noi contattata, ci ha fatto capire che voleva denunciare “maltrattamenti” e situazioni simili. Lo stesso è stato poi riaccompagnato dal Vigile di turno, il quale ha informato della questione i rappresentanti della cooperativa).

Mentre parlavo con quei due ragazzi ho provato un sentimento di dispiacere nel vedere nei loro occhi l’innocenza di persone, vittime dell’emigrazione selvaggia a cui assistiamo quotidianamente, che non hanno alcuna colpa in merito alla loro condizione di rifugiati. E mentre mi dispiacevo per loro, per la loro condizione, per la tristezza dei loro occhi, ad esser sincero, provavo profonda indignazione nei confronti di chi, nelle varie realtà dove spesso si vivono situazioni anomale come queste descritte, nascondendo i propri interessi sotto un volontariato falso, ipocrita e calcolato, lucrano – perché purtroppo di questo si tratta – sulla pelle di queste povere persone e, soprattutto, sui soldi degli italiani.

Non voglio aprire alcuna polemica poiché dopo averli salutati e lasciati davanti ai due supermercati, rientrato in ufficio ho inviato una segnalazione al Prefetto di Cosenza, al quale ho chiesto, per quanto di competenza, di attivare i controlli del caso non fosse altro che per escludere che ci siano anomalie e per evitare degenerazioni come avvenuto in altre realtà non molto lontane da S.Agata. Tra l’altro, ho fatto notare al Prefetto che dopo l’incontro avuto presso la Prefettura in merito all’arrivo a S.Agata dei rifugiati, non ho ricevuto nessuna delle informazioni che, in qualità di Sindaco - massima autorità locale di pubblica sicurezza e massima autorità sanitaria locale - avevo richiesto.

Comprendo che la  gestione di un  gruppo di rifugiati presenta più di una difficoltà, a cominciare dalla lingua e dall’integrazione, tuttavia ritengo sarebbe apprezzabile che ci fosse un maggiore coinvolgimento della comunità locale assai poco coinvolta e informata di fronte a questa nuova realtà.

Ovviamente, a scanso di equivoci, non voglio discutere in questa sede sull’opportunità o meno di coinvolgere, nella gestione delle tante strutture lasciate dal caro Don Antonio Montalto e costruite anche con il contribuito della maggior parte dei cittadini di S.Agata, i tanti giovani che potrebbero ricavarne – vista la situazione – anche un momento occupazionale facendo “girare” un po’ di economia locale come avviene in tante realtà ben organizzate.
Mi riprometto però, viste anche le tante sollecitazioni che mi pervengono quotidianamente dai cittadini santagatesi, di parlarne successivamente con il nostro caro Parroco Don Carmelo, essendo oltretutto lui stesso uno dei soci della cooperativa in questione.

La solidarietà è "una forma di impegno etico-sociale a favore di altri...è un atteggiamento di benevolenza e comprensione che si manifesta fino al punto di esprimersi in uno sforzo attivo e gratuito, teso a venire incontro alle esigenze e ai disagi di qualcuno che abbia bisogno di un aiuto."